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sabato 13 febbraio 2021

La battaglia di Megolo

 Sono passati 77 anni dalla battaglia di Megolo 

" Istituto storico della resistenza e della società contemporanea Pietro Fornara

Alla fine di gennaio del '44 i comandanti Garibaldini, per l'avanzare dell'inverno e la scarsità di munizioni nonché le notizie ricevute sulle consistenti avanguardie nazifasciste all'imbocco della Valstrona, decidono in una riunione svoltosi a Campello Monti con tutti i membri del CLN provinciale di ricongiungere tutte le forze partigiane a Megolo per preparare un piano di difesa. Il concentramento è fissato per domenica 13 Febbraio '44.Alle ore 6,30 del mattino contingenti forze nazifasciste attaccano il paese di Megolo, incendiando case, arrestando civili inermi. Le truppe partigiane rifugiate nella parte alta di Megolo esattamente a Cortavolo vengono allertate da un partigiano mattiniero, che per andarsi a lavare ad un rigagnolo lì vicino, aveva visto le case incendiare. Dopo un attimo di stupore i patrioti sono pronti a prendere le loro postazioni. In totale i partigiani saranno una cinquantina, con qualche fucile mitragliatore, una cassa di bombe a mano e pistole. Di fronte hanno una forza di 250 uomini ben armati. Nonostante la differenza degli eserciti in campo, quel gruppo di uomini coraggiosi e tenaci, costringe il cap. Simon - che coordina l'attacco antipartigiano - a chiedere rinforzi. Ad un certo punto il nemico agita stracci bianchi quasi volesse arrendersi. E' un ignobile trucco ed i partigiani non abboccano anzi, contrattaccano dal centro e dalle ali. L'azione tempestiva ributta i nazisti oltre le prime case di Megolo. L'azione dei partigiani non solo crea confusione ma anche perdite da parte del nemico. I partigiani si ritirano nella postazione primitiva e proprio in questa manovra, a colpi di mitra viene abbattuto il partigiano diciottenne Elio Toninelli. Ai nazifascisti arrivano rinforzi, la battaglia riprende aspra. Le cose si mettono al peggio, la mitragliatrice Breda che il giovane "Bartolo" ha fatto cantare così bene si inceppa e lui viene colpito a morte. Sono le 10,45 quando si indeboliscono le speranze, le munizioni cominciano a scarseggiare, Bassano Paolo, Antibo Carlo, Elio Toninelli, Marino Paolo e Bartolomeo Crea sono i primi cinque morti della battaglia di Megolo. Non appena i nazifascisti lasciano il paese, ha inizio la lunga processione di gente di Megolo: uomini, donne e giovinette salgono verso il luogo del Sacrificio e raggiungono il vecchio e grosso castagno.

Vengono raccolte le salme di Beltrami, Di Dio, Carletti, Citterio, Toninelli, Creola, Pajetta e Calvena. I 12 caduti del 13 febbraio '44 vengono composti e allineati in un cascinale confinante con l'Asilo, sono le ultime ore che le salme trascorreranno insieme "

MASSARA E., Antologia dell'antifascismo e della Resistenza novarese, Grafica Novarese, Novara, 1984

venerdì 1 maggio 2020

Lettera ai bambini

Lettera  ai bambini  Gianni Rodari in Parole per Giocare , Manzuoli 1979
Dedicato  a tutti  i  bambini  e le bambine che più  degli adulti hanno sofferto il lockdown, obbligati a stare in casa a causa del coronavirus senza poter andare a scuola, senza poter frequentare i compagni gli amici, senza poter giocare liberi all'aria  aperta 

lunedì 16 febbraio 2015

Guido Boggiani

Guido Boggiani lasciò il Lago d’Orta alla fine dell’Ottocento, andò in Sudamerica dove con foto e disegni raccontò e studiò la vita delle popolazioni indios.
Fino a pochi anni fa c’era una scuola a lui intitolata, la mia scuola media dove ho passato tre anni scolastici nei lontani anni sessanta . Adesso a Omegna a ricordare Guido Boggiani resta solo una strada. 
Dimenticato in patria il grande esploratore, etnografo, pittore e fotografo è stato celebrato in Sud America lo scorso anno e la città di Asunciòn, capitale del Paraguay, gli ha dedicato una mostra curata dal critico Ticio Escobar.  
Nato a Omegna nel 1861,  a 18 anni Boggiani iniziò a viaggiare in Sud America facendo il commerciante, ma nello stesso tempo studiando le popolazioni indios Caduvei e Chamacoco che all’epoca vivevano in una zona compresa tra gli attuali stati del Paraguay e del Brasile, e svolgendo un lavoro immenso nella conoscenza e nello studio di quel popolo.
 Fu il primo a fotografarli, disegnarli e studiarli unendo, come un genio rinascimentale, arte e scienza. Fu ucciso, in circostanze rimaste misteriose da alcuni indios nel 1901 a soli 40 anni. 
Uno dei massimi studiosi di Guido Boggiani è il novarese Maurizio Leigheb, anch’egli esploratore e etnologo.  «Boggiani fu un personaggio straordinario e ancora oggi guardando alle sue opere e a quanto ha fatto non si può non restare affascinati dalla sua figura ; fu pittore, esploratore, fotografo, etnografo e linguista. Nella sua persona si trova un incredibile connubio di scienziato e artista. Le sue foto, i suoi disegni sugli indios sono non soltanto delle opere d’arte, ma anche una testimonianza unica e straordinaria per conoscere quel mondo».  
Numerosi anni fa quei disegni e quelle foto furono esposte qui ad Omegna al Forum: erano bellissime
Forse sarebbe opportuno riaverle nel nostro museo cittadino del casalingo per far conoscere anche ai giovanissimi la figura di questo concittadino illustre ma molto poco conosciuto