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domenica 26 aprile 2020

La natura non si ferma....

In questi  giorni  di  fine  aprile noi continuiamo a  restare  in casa a causa  del coronavirus, ma con il caldo, anche eccessivo per la stagione  in cui siamo, la natura è sbocciata in tutta la sua bellezza ed in giardino, e anche in alcuni vasi sui balconi, ci sono piante meravigliose...










I primi  a fiorire sono stati gli amelachier e il mandorlo con alcuni tulipani nani 


L'ultimo  è  il biancospino con il glicine bianco e le climatici rosa




giovedì 16 aprile 2020

Luis Sepulveda

 Luis Sepulveda. La Gabbianella e il gatto...
Come sentivo il nome di questo scrittore cileno, fuggito in Europa, in automatico pensavo al suo libro da cui è stato tratto qualche anno fa un leggiadro e bellissimo film animato
 Nato nel 1949, esule politico, guerrigliero, ecologista, una vita interessante ed avventurosa, è stato una delle vittime più conosciute del coronavirus. E' morto ieri in un ospedale di Oviedo, in Spagna, dove era stato ricoverato alla fine di febbraio, vista la gravità delle sue condizioni fisiche
 Aveva un talento speciale che lo rendeva non solo un abile scrittore ma anche un  fantastico cantastorie. Le  favole dei suoi tanti romanzi avevano sempre al centro la lotta tra il bene e il male. Convinto che la letteratura fosse finzione, intrecciava i fili della narrativa dando vita a personaggi picareschi e a trame avventurose zeppe di passioni e di ideali. Gli stessi ideali personali per cui aveva lottato, viaggiato e scritto.
 Il suo primo romanzo "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" era dedicato a Chico Mendes e fece conoscere ai suoi lettori un primo pezzo della sua intensa vita, quei  sette mesi trascorsi nella foresta amazzonica con gli indios Shuar. 
Nel 1977, espulso dal Cile dopo due anni e mezzo di carcere, si era infatti unito ad una missione dell'Unesco per studiare l'impatto della civiltà sulle popolazioni native. Nacque così una storia sospesa tra due mondi, quello degli indios diffidenti nei confronti dei bianchi (cacciatori di frodo, cercatori d'oro, avanguardie dell'industria più feroce) e quei bianchi che al protagonista avevano insegnato a leggere, dandogli così un rifugio per la perdita della giovane moglie.
 Nel secondo romanzo "Il mondo alla fine del mondo" descrive invece ciò che aveva visto dal ponte di una nave di Greenpeace, organizzazione a cui si era unito negli anni Ottanta: navi-fabbrica che trascinavano a bordo balene esangui e si trasformavano in mattatoi, inseguimenti tra le nebbie dell'Antartide, militanti ecologisti contro pescatori giapponesi.
Vita, attivismo e letteratura, tutto insieme  nelle stesse pagine. 
 La militanza politica la si può trovare ne "La frontiera scomparsa", dove i racconti che compongono il libro seguono le tappe di un cileno che dalle prigioni di Pinochet ritrova la libertà attraversando l'Argentina, la Bolivia, il Perù, l'Ecuador, la Colombia, in treno o su veicoli di fortuna, fino a Panama, dove si imbarca per la Spagna.
Dal dramma del Cile si risollevò con una lingua semplice, netta, sintetica. 
 Seguì il filo della sua biografia anche ne "La lampada di Aladino", dove, tra mercanti levantini e angeli vendicatori, due giovani condividono le lotte del movimento studentesco e si ritrovano dopo gli anni della dittatura cilena e l'espatrio.
In questo libro ritroviamo infatti la sua storia d'amore con la poetessa Carmen Yáñez. 
La loro relazione ricompare anche in " Un nome da torero ". Qui il protagonista  si chiama Juan Belmonte, come il celebre torero che si suicidò con un colpo di pistola, ed è un ex guerrigliero cileno di quarantaquattro anni, che accetta di dare la caccia a un tesoro nazista nella terra del fuoco solo per amore di Veronica, una donna torturata dai militari e ritrovata viva, ma in condizioni psicologiche disastrate, in una discarica di rifiuti a Santiago.
 Nella realtà le cose non andarono esattamente in quel modo, ma per Luis Sepulveda  poteva essere solo così: trasformava le sue esperienze in letteratura e regalava pezzetti di vita ai suoi personaggi.

Questa pandemia sta portando via tante persone anziane, soprattutto nelle RSA, ma anche tante persone di cultura e di sport anche non anziane che avrebbero potuto dare ancora molto a tutti noi. Un vero disastro di cui non si vede ancora la fine, ovunque nel mondo 

lunedì 1 maggio 2017

Il Sacro Monte di Orta

Il complesso monumentale del Sacro Monte di Orta, attualmente riserva naturale protetta, fu iniziato nel 1591, sulla collina, dove si innalzava già la chiesa di San Nicolao, un antico luogo di culto della Madonna della Pietà già esistente nell’alto Medioevo.
Comprende 20 cappelle del XVII° e XVIII° secolo, che contengono
 degli affreschi di Morazzone, Nuvolone, Cantaluppi e Procaccini e delle statue in terracotta di Beretta, Bussola e Prestinari , che illustrano la vita di San Francesco d’Assisi, patrono d’Italia.
Il Sacro Monte ha una notevole importanza sia religiosa sia ambientalistica: copre un’area di tredici ettari e dal 1980 è diventato Riserva Naturale Speciale.
I lavori per costruire le prime cappelle ebbero il contributo del vescovo di Novara, Carlo Bescapé, 1593-1615, che soggiornava spesso nel suo palazzo sull’isola, di altri benefattori e grazie alla “Fabbriceria”, istituzione che raccoglieva tutte le offerte degli ortesi e dei pellegrini.
Le  cappelle furono disposte su un percorso a spirale e lungo i viali che le collegano furono piantati degli alberi, che offrivano al pellegrino ombra per riposarsi e momenti di raccoglimento.
Le prime cappelle sono di stampo classicheggiante, le altre sono di gusto barocco e rococò.
Costante è l’utilizzo di tecniche e materiali  tradizionali: la copertura delle cappelle è in lastre di pietra beola, tipica della zona, estratta dalle cave di Oira, così come la pietra utilizzata per i particolari decorativi ed architettonici, architravi, colonne, pilastri, soglie, è di provenienza locale. Frequente è l’uso del serizzo di  Borgomanero e del marmo di Oira. I tetti delle diverse cappelle sono di legno, che si trova sui pendii del Monte e nelle zone circostanti, e le parti in pietra provengono dalle pietraie di Buccione.
Particolare curioso è  il disegno della mano, presente sulle facciate anteriori delle cappelle, che indica il percorso da seguire, sotto alla quale si trovano scritti in numeri romani i numeri delle rispettive cappelle. mentre all’interno delle cappelle vi sono delle grate in legno o in ferro a maglie, più o meno fitte, per proteggere le statue e le decorazioni interne delle cappelle.
In un punto panoramico che guarda sul lago si trova il Monastero del Sacro Monte .
Nel 1980 è stata costituita la Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte d’Orta per salvaguardare il patrimonio  culturale e paesaggistico. In questo luogo, la Natura  non è solo elemento complementare ma è protagonista.
Il percorso si svolge in modo ascensionale sulla cima di un monte che sta fra il lago  e il  cielo .
Il lago nella mitologia antica aveva un significato simbolico: era l’occhio della terra da cui gli abitanti del sottosuolo scrutavano il mondo e da cui affioravano fate, ninfe e streghe
Il cielo va verso Dio e verso la luce, che crea una atmosfera magica e soprannaturale. E ‘ un percorso che ha un  doppio rapporto con l’ambiente circostante: essendo ricco di alberi e siepi e angoli per il riposo, induce alla riflessione, alla meditazione, alla devozione. La spettacolarità del paesaggio appaga la vista e lo spirito
 La verticalità degli alberi suggerisce l’innalzarsi dello spirito verso il cielo; la nascita, la crescita e la caduta delle foglie suscita l’idea dell’evoluzione e della rigenerazione. Gli alberi segnano tutto il percorso, che si sviluppa verso l’alto, verso la cima del monte, come a significare il passaggio dalla condizione terrena a quella celeste, da acquisirsi con fatica e perseveranza.
L’acqua è simbolo di purificazione e rigenerazione materiale e spirituale. Dopo l’arco d’ingresso c’è una fontana costituita da un animale fantastico in pietra con testa d’aquila - simbolo di rigenerazione - e corpo di serpente - simbolo del male - Quasi all’apice del giardino c’è un pozzo che rappresenta l’unione tra i tre elementi della natura: aria, terra, acqua.
La particolare esposizione delle cappelle invita alla scoperta. Le cappelle si fondono con lo spazio circostante grazie alla loro struttura ricca di aperture , archi e colonne. Le  scene  in esse contenute ricordano le rappresentazioni teatrali: erano così comprensibili dalla grandi masse di pellegrini.
 Le Scene Pietrificate ricreavano quell’atmosfera quotidiana che facilitava la partecipazione in prima persona dello spettatore-pellegrino attraverso il suo calarsi dentro la scena, lo scrutare, il meditare, il rivivere gli eventi della vita di san Francesco.
La Vita di S.Francesco è stata scelta per due scopi :invitare i cristiani a rimanere fedeli alla Chiesa e non al mondo protestante e
modellare la propria vita sull’esempio del Santo, delle sue opere e dei suoi buoni sentimenti
La rappresentazione del soggetto principale è affidata alla scultura mentre alla pittura  è affidato un compito narrativo e di commento

San Giulio e l'isola


San Giulio, evangelizzatore greco e costruttore di chiese, morì sull’isola in mezzo al lago d’Orta alla fine del IV° secolo dopo Cristo.
Narra la leggenda che nella seconda metà del quarto secolo Giulio, sfuggito alle persecuzioni contro i cristiani dall’isola di Egina, in Grecia, insieme con il fratello, iniziò ad evangelizzare varie terre e a costruire chiese. Giunto a Gozzano, si incamminò verso il lago, dove vide una piccola isola infestata da draghi e serpenti.
Non trovando una barca chiese l’aiuto divino, pose il proprio mantello sull’acqua e, aiutandosi col proprio bastone, remò verso l’isola. I  serpenti fuggirono e San Giulio costruì la centesima chiesa, dove fu seppellito dopo la morte.
Sul finire del quinto secolo, il vescovo di Novara Onorato vi fece erigere un castello, demolito nel 1842 per ordine del vescovo Morozzo per fare posto all’imponente palazzo del seminario – attualmente sede del convento di clausura.
La Basilica di San Giulio (XII° secolo) è di origine romana con dei rimaneggiamenti barocchi. A fianco s’innalza il campanile romano che la leggenda attribuisce a Guglielmo da Volpe, il futuro abate di Cluny, nato sull’isola e nipote di Arduino da Ivrea, primo re d’Italia. La basilica ospita le reliquie e i resti di San Giulio disposti in una preziosa urna nella cripta, un sarcofago romano in marmo, un ambone in serpentino, la pietra nera di Oira, con delle figure in rilievo dell’inizio del XII° secolo, tra cui un centauro, due leopardi che ghermiscono un cerbiatto, il bue simbolo di san Luca, l’angelo simbolo di  San Marco e l’aquila , simbolo di San Giovanni ,che reca sulle ali il leggio.
Vi sono anche delle sculture in legno del XV° secolo, degli affreschi del XV° e XVI° secolo, l’altare maggiore in marmo del 1698  e degli affreschi di Cantaluppi del XVIII° secolo.


 

Orta

E'  bellissimo  viaggiare,  conoscere persone, luoghi, tradizioni, cibi, lingue e culture diverse. Ho viaggiato molto, fin da piccola.
Ho  amato posti lontani ed indimenticabili, ma anche i  laghi e la bellissima regione dove vivo, il Piemonte, così spesso  poco nota. Adoro Orta, antica e magica, affacciata sullo splendido lago, di fronte all'isola di San Giulio.
Piccola fortezza lombarda del duca Minulfo, decapitato nel 588 dal re Agilulfo,  Orta divenne nel 962 la capitale dei domini novaresi del Conte- Vescovo. Fu la sede del consiglio della comunità e amministrò il territorio con le proprie leggi ed i propri statuti. Nel 1529, alleata alle altre città della “riviera” respinse l’invasione di Cesare Maggio, capitano di Carlo Quinto. La dominazione del Vescovo terminò nel 1767.
Le testimonianze dell’epoca medievale di Orta sono la casa di via Bersani, le architetture e i monumenti dell’ Isola e della Basilica di San Giulio.

Al XVI° secolo  risalgono il Palazzo Gemelli sulla (collina) Motta
e il bel Palazzo Comunale che si trova sulla Piazza (1582).
Ma Orta resta soprattutto segnata dall’influenza barocca- XVII° e VXIII°-: palazzi e case a galleria, cortili a arcate, balconi e  ringhiere in ferro battuto, stradine discrete che scendono dal Borgo verso il lago.
 


Si trova del barocco anche nella chiesa parrocchiale dell’Assunta, con un portale del XV° secolo e delle pitture di Procaccini, F.Stella, Morazzone, e nelle chiese di San Bernardino e di San Rocco.
Al XIX° e inizio XX° s. risalgono la Villa Perrone, di stile neoclassico, la Villa Crespi, fantasia moresca, e il Palazzo Bossi, restaurato, che è attualmente la sede della comunità civica di Orta.
In riva al Lago c’è la Piazza Motta, o Piazza del Mercato, perché dal 1228 ogni mercoledì ha luogo il mercato, con i suoi caffè da dove si parte per la collina ed il Sacro Monte, lungo la salita della Motta, o per l’Isola di San Giulio.

Il Palazzotto era detto Universitas Ripariae perché vi si radunavano per deliberare i rappresentanti di tutti i paesi del lago.
Nella  zona inferiore si apre un ampio porticato.Una  scala avvolge la facciata e conduce alle sale sovrastanti.Il campaniletto e gli affreschi sono di epoche successive: gli stemmi dei vescovi novaresi, lo stemma del biscione dei Visconti, la figura di donna affacciata (sul retro) e l’Hortus Conclusus, lo stemma del Comune di Orta,  raffigurante un muro di cinta che racchiude un  cipresso 
 Via Olina, la via centrale di Orta, è sede di negozi, ristoranti e  dell’Ufficio Informazioni. Sulla sinistra si trova Villa Bossi (già Palazzo Gippini e Palazzo Ragazzoni), sede del Municipio dal 1975. Proseguendo, si incontra l’Oratorio di San Rocco, edificato nel 1631 dopo la fine della peste, e si esce dal centro storico per una via lastricata lungo il lago in prossimità di Villa Motta e Villa Curioni o villa della “Grotta dell’Orca”, con i suoi mattoni rossi.

sabato 11 febbraio 2017

Oh Valentino...

Oh! Valentino vestito di nuovo,
come le brocche dei biancospini!
Solo, ai piedini provati dal rovo
porti la pelle de’ tuoi piedini;
porti le scarpe che mamma ti fece,
che non mutasti mai da quel dì..
Giovanni Pascoli
Non ho mai dimenticato l'inizio di questa poesia studiata ai tempi, ormai lontani, delle elementari
Martedì prossimo è il 14 febbraio, San Valentino, e nelle vetrine di negozi e  pasticcerie  sono comparse le scatole di cioccolatini per la festa degli innamorati, mischiate alle chiacchiere ed ai dolci di carnevale
La festa di san Valentino è una ricorrenza dedicata agli innamorati, celebrata in gran parte del mondo, soprattutto in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente 
La festività religiosa prende il nome dal santo e martire cristiano Valentino da Terni. Venne istituita nel 496 da papa Gelasio I, che la sostituì alla precedente festa pagana delle lupercalia. 
La pratica moderna di celebrare la festa  con scambi  di messaggi d'amore e di regali fra innamorati risale molto probabilmente al Basso Medioevo, e potrebbe essere in parte riconducibile al circolo di Geoffrey Chaucer da cui prese forma la tradizione dell'amor cortese. Chaucer, nel Parlamento degli Uccelli, associa la ricorrenza al fidanzamento di Riccardo II d'Inghilterra con Anna di Boemia
Alla sua diffusione, soprattutto in Francia e in Inghilterra, contribuirono i Benedettini, attraverso i loro numerosi monasteri, essendo affidatari della basilica di San Valentino a Terni dalla fine della seconda metà del VII secolo.
Pur rimanendo incerta l'evoluzione storica della ricorrenza, ci sono alcuni riferimenti storici che fanno ritenere che la giornata di san Valentino fosse dedicata agli innamorati già dai primi secoli del II millennio. 
Fra questi c'è la fondazione a Parigi, il 14 febbraio 1400, dell' "Alto Tribunale dell'Amore", un'istituzione ispirata ai principi dell'amor cortese. Il tribunale aveva lo scopo di decidere su controversie legate ai contratti d'amore, i tradimenti e la violenza contro le donne. I giudici venivano selezionati sulla base della loro familiarità con la poesia d'amore
Soprattutto nei paesi di cultura anglosassone, e per imitazione anche altrove, il tratto più caratteristico della festa di san Valentino è lo scambio di valentine, bigliettini d'amore spesso sagomati nella forma di cuori stilizzati o secondo altri temi tipici della rappresentazione popolare dell'amore romantico - la colomba, l'immagine di Cupido con arco e frecce, e così via-
.La più antica "valentina" di cui sia rimasta traccia risale al XV secolo; fu scritta da Carlo d'Orléans, all'epoca detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). in cui si rivolge a sua moglie con le parole: " Je suis desja d'amour tanné, ma tres doulce Valentinée… "
A partire dal XIX secolo, questa tradizione nel mondo anglosassone ha alimentato la produzione industriale e la commercializzazione su vasta scala di biglietti d'auguri dedicati a questa ricorrenza. Già alla metà del secolo negli Stati Uniti alcuni imprenditori come Esther Howland (1828-1904) cominciarono a produrre biglietti di san Valentino su scala industriale; la Howland in effetti si ispirò a una tradizione antecedente originaria del Regno Unito. Fu proprio la produzione su vasta scala di biglietti d'auguri a dare impulso alla commercializzazione della ricorrenza e, al contempo, alla sua penetrazione nella cultura popolare.  Il processo di commercializzazione della ricorrenza continuò nella seconda metà del XX secolo, soprattutto a partire dagli Stati Uniti, dove la tradizione dei biglietti amorosi cominciò a diventare secondaria rispetto allo scambio di regali come scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli 
La Greeting Card Association ha stimato che ogni anno vengano spediti il 14 febbraio circa un miliardo di biglietti d'auguri, numero che colloca questa ricorrenza al secondo posto, come numero di biglietti acquistati e spediti, dopo Natale
Dal ventunesimo secolo invece la festa di San Faustino, il 15 febbraio, è considerata da alcuni la festa di chi cerca l'anima gemella, appunto in contrapposizione a San Valentino festeggiato il giorno precedente.

domenica 27 aprile 2014

Le lune nell'orto

Le Lune   sono molto  importanti  per chi coltiva un orto  e un giardino  

Da anni  seguo personalmente l'orto di casa e tutte le operazioni necessarie per avere verdure rigogliose e sane. 
Segno sempre su una agenda tutti i lavori svolti in giardino e nell'orto nel corso dei mesi e gli eventi climatici particolari, le infestazioni dei parassiti, gli acquisti e tutto ciò che ritengo sia utile ricordare per il buon andamento delle piante e delle colture. 
Seguo regolarmente anche l'andamento delle lune sul calendario. Le lune sono fondamentali per le semine, per i trapianti, per le concimazioni e per i raccolti delle erbe officinali e delle verdure .  

Il calendario mensile lunare è di  29 giorni e mezzo . 
* Inizia con la luna nuova - la luna nera  , la luna che non si vede
* Cresce nel primo quarto - la mezza luna nera 
* Arriva poi il plenilunio - la luna piena o luna vecchia, la luna bianca  
* Poi cala di nuovo e passa all' ultimo quarto - la mezza luna bianca 

**  La luna crescente, dalla luna nuova alla luna piena, aiuta ciò che cresce. 
** La luna calante, dalla luna piena alla luna nuova, aiuta ciò che deve penetrare o frena la crescita . 

 In luna crescente  si seminano gli ortaggi da frutto, peperoni melanzane pomodori, da fiore, seme e baccello, foglia, radice e tubero ; si trapiantano gli ortaggi ; si raccolgono gli ortaggi da radice e da frutto per il consumo fresco e le aromatiche e le sementi ; si taglia la legna da ardere.   
 In luna calante si seminano gli ortaggi che accestiscono - sedano, coste, cavoli - o non devono andare a fiore - insalata, finocchio  - ; si seminano le colture da sovescio, da interrare come concime ; si raccolgono i bulbi e le radici da conservare ; si lavora il terreno, lo si concima o si esegue il sovescio. 
Nel primo quarto - gobba a ponente,luna crescente- si prelevano talee e marze per innesti
L'ultimo quarto è di nuovo un mezzo disco, ma in posizione opposta- gobba a levante,luna calante -

giovedì 30 gennaio 2014

Guerra ai cigni

 
New York dichiara guerra ai cigni: saranno sterminati
Oltre 2200 esemplari verranno uccisi entro il 2025: secondo il Dipartimento di Stato per la Conservazione Ambientale sarebbero troppo invasivi e pericolosi
da La Zampa.it  La Stampa To

La razza umana non ha limiti ... Prima o poi deve sempre sterminare qualcuno  !

domenica 22 dicembre 2013

Il Presepio

 Il giorno di Natale, il 25 dicembre, a Betlemme nacque Gesù. I Vangeli narrano di una fanciulla di nome Maria che viveva a Nazareth in Palestina e che stava per sposarsi con Giuseppe, un giovane falegname. 
Un giorno le apparve un angelo, Gabriele, che annunciò che era stata scelta per diventare la madre di colui che avrebbe salvato il mondo, Gesù, il figlio di Dio.
I Romani che governavano la Palestina avevano indetto un censimento degli Ebrei e pertanto Giuseppe e Maria si misero in viaggio a dorso di un asinello per andare a Betlemme a registrarsi 
Arrivato a Betlemme, Giuseppe cercò un posto dove passare la notte perché si stava avvicinando il momento del parto per Maria. Trovarono riparo in una capanna e in quel luogo semplice e povero Maria diede alla luce Gesù, che depose nella mangiatoia con della paglia, vicino ad un bue e ad un asinello che lo riscaldarono con il loro fiato.
Subito dopo la nascita del bambino, una stella cometa splendente apparve nel cielo a rischiarare la notte e si fermò sopra la capanna mentre in cielo apparvero degli angeli che cantavano: " Gloria nell'alto dei Cieli: è nato Gesù il Salvatore ! "
Le genti che stavano lì intorno, contadini, pastori, artigiani, suonatori, grandi e piccini, accorsero a vedere il Bambino e a portare doni al piccolo Re.
La notizia si diffuse rapidamente e tre grandi saggi d' Oriente, Baldassarre, Melchiorre e Gaspare, decisero di mettersi in viaggio per rendere omaggio a Gesù; partirono in groppa ai loro cammelli portando oro, simbolo di regalità, incenso, emblema di divinità, e mirra, simbolo di umanità, si recarono dal re Erode per avere informazioni sul bambino, ma Erode temeva che Gesù potesse spodestarlo e voleva eliminarlo. I Magi, guidati dalla stella cometa, trovarono la capanna e portarono i loro preziosi doni al piccolo, inchinandosi davanti a lui.
La notte prima di rimettersi in viaggio furono avvisati da un angelo di non rivelare a Erode dove fosse Gesù e ritornarono in patria senza passare dalla sua corte. Il re, pieno di rabbia, ordinò di uccidere tutti i bambini a Betlemme che avevano meno di due anni 
La Sacra Famiglia era però stata avvisata da un angelo e fuggì in Egitto. Quando Erode morì, lo stesso angelo disse loro che potevano tornare e Giuseppe si trasferì a Nazareth con la famiglia.
Fin dai tempi antichi, una delle scene più raffigurate nelle chiese e nei luoghi sacri era la Natività di Cristo, ma il primo presepio - dalla parola latina praesepium che significa mangiatoia - fu realizzato da Francesco di Assisi, nel 1224 a Greccio
Nel 1222 il frate aveva assistito a Betlemme alle funzioni liturgiche della nascita di Gesù e ne era rimasto talmente colpito che, tornato in Italia, aveva chiesto a papa Onorio III di poterle ripetere per il natale successivo. ma il Papa, essendo vietati dalla chiesa i drammi sacri, gli permise solo di celebrare la messa in una grotta naturale invece che in chiesa. Il presepe che Francesco creò nella grotta di Greccio, fatto di figure intagliate, paglia e animali veri, divenne molto popolare 
Il primo presepe con tutti i personaggi risale al 1283 per opera di Arnolfo di Cambio, architetto e scultore di otto statuine lignee che rappresentavano la natività ed i Magi 
In seguito si sviluppò l'abitudine di utilizzare statuine raffiguranti, oltre alla Sacra Famiglia, con  il bue e l'asino nella capanna, i pastori con le pecore, angeli e cantori, i re Magi con i cammelli, il fabbro, la contadina, il fornaio, la lavandaia ed elementi come il laghetto con le oche, il pozzo con il secchio, le palme, le case ...
Esistono presepi dai materiali più disparati: vetro, marmo, cartapesta, plastica, cartone, gesso ed ogni paese nel mondo ha usanze diverse

Le immagini sono di erica ©-  sono foto fatte in Italia e in Svizzera durante  gite prenatalizie di  ericablogger alcuni anni fa

mercoledì 18 dicembre 2013

Foto e Realtà

...  la chose essentielle en photo, c'est de savoir regarder et la réalité c'est bien autre chose qu'un simple regard qui glisse sur l'objet à photographier...   Eontos

giovedì 12 dicembre 2013

E ' NATALE


E' Natale ogni volta che sorridi
            a un fratello e gli tendi la mano.
  E' Natale ogni volta che rimani
                in silenzio per ascoltare l'altro.
         E' Natale ogni volta che non accetti
    quei principi che relegano gli oppressi
                            ai margini della società.
  E' Natale ogni volta che speri
                           con quelli che disperano
                  nella povertà fisica e spirituale.
          E' Natale ogni volta che riconosci
   con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.
          E' Natale ogni volta che permetti
 al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

lunedì 9 dicembre 2013

La Terra

L'astronauta Parmitano, dopo 166 giorni in orbita nello spazio , appena  tornato in Italia ha dichiarato “Da lassù impari ad apprezzare la Terra in un modo incredibile” «Appena rientrato mi hanno colpito un sacco di cose all’apparenza banali: il freddo, il caldo, il vento, il Sole»
Deve essere fantastico stare lassù nello spazio ma ci sono tante cose bellissime anche qui sulla Terra
Le nuvole per esempio
Starei ore ad osservarle e a fotografarle quando si spostano rapide e veloci nel cielo e cambiano forma e consistenza in pochi minuti ...
 

domenica 8 dicembre 2013

Piogge

Nel risistemare le immagini del 2013 nelle cartelle del portatile ho ritrovato queste due foto del 29 luglio scorso

Era iniziato come una normale giornata di luglio, calda e soleggiata. Poi, poco dopo le 9 e mezzo, il cielo si è coperto ed è cominciata a scendere una pioggerella fine e leggera . Ma ad un tratto, pochi minuti prima delle dieci, si sono aperte le cateratte del cielo ed è arrivato un diluvio di piogge fortissime e vento  impetuoso.
Ho scattato le due foto alle 10 e 03 ed alle 10 e 04
 Il triangolo di terra davanti all'entrata di casa,  arido  e polveroso, si era riempito in pochi minuti di acqua e sembrava una grande vasca
A poco a poco la pioggia torrenziale è cessata e già alle undici del mattino tutta l'acqua era scomparsa, riassorbita dal terreno, ma i cespugli di fiori erano ancora ammaccati e sofferenti
I fenomeni atmosferici particolari come questo, sempre più repentini ed improvvisi, sono ormai nella norma in questi ultimi anni
Quando succede mi sembra sempre di sentire la mia maestra di quinta elementare o la mia prof di geografia delle medie quando ci spiegavano cosa erano i monsoni e cosa succedeva in India o in Africa durante la stagione delle piogge
Noi le seguivamo nei loro racconti con l'immaginazione ma non era facile perché qui da noi allora c'erano le 4 stagioni normali e, salvo qualche sporadico temporale estivo con tuoni e fulmini e un po' di pioggia più forte del solito, non succedeva mai nulla di strano
Solo parecchi anni dopo sono iniziate le piogge sempre più violente e prolungate, con le alluvioni che hanno fatto uscire i torrenti dagli alvei o il lago in città , ed i venti fortissimi fino ai tornadi del 2012 e del 2013 che hanno sradicato alberi e divelto pali di cemento e scoperchiato tetti e portato la paura in quelle notti estive o autunnali, passate nel dormiveglia con l'ansia ché nulla cessava Anzi si intensificava ancora di più man mano che le ore notturne passavano
Anche nel primo pomeriggio di quel 29 luglio il sole scompariva di nuovo e il cielo riprendeva ad essere plumbeo e nero ...
 
ed io sono salita in mansarda a leggere al riparo del balcone coperto, sognando di essere altrove, in terre lontane lontane !